di Federico Pichetto

– Capita spesso che alcune frasi, alcune espressioni, colpiscano profondamente la nostra immaginazione ed entrino a far parte di noi.

Nella cultura popolare italiana hanno avuto molta fortuna, nell’ultimo anno, alcuni versi di una canzone di Jovanotti del 2016 che dicono “Prima che il vento si porti via tutto, e che settembre ci porti una strana felicità, pensando ai cieli infuocati e ai grandi amori infiniri, respira questa libertà” al punto che basta postare qualcosa sui social con l’hashtag #respiraquestalibertà che tutti comprendono a che cosa ci si riferisca, ossia al grido del cuore che sperimenta, durante l’estate, un’incredibile libertà. Già, l’estate e la libertà sono un binomio inscindibile che in qualche modo riesce a coprire di nostalgia l’avanzata di settembre e l’arrivo imminente dell’autunno.

E’ vero che c’è la voglia di ripartire, l’ebbrezza di qualcosa che comincia o che ricomincia, ma un senso di “passato” e di “perduto” sembra accompagnare la mente attraverso i ricordi e i gesti di un tempo che non tornerà più. Ogni estate è diversa, ma le estati dell’adolescenza – proprio perché estati di scoperta e di trasgressione – sono uniche, quasi epiche nella mente non solo di chi le ha appena vissute, ma anche di chi le richiama alla mente dopo diversi anni.

Eppure, e qui sta il punto, se penso alla mia vita insorge dentro di me un’istintiva protesta: io la libertà non la voglio solo d’estate, non voglio passare nove mesi da “costretto” per poi farmi solo tre mesi di “ossigeno”. Non lo posso reggere e non lo accetto: io voglio essere libero anche d’autunno. Il punto, allora, è che cosa significhi essere libero. Le disquisizione filosofiche servono ben a poco: noi nella vita ci sentiamo liberi quando ci sentiamo soddisfatti, pieni di vita. Ecco: che cosa permette questa soddisfazione e questa pienezza?

Io la libertà non la voglio solo d’estate.

Non voglio vivere nove mesi da costretto

per poi farmi solo tre mesi di ossigeno

Se ciascuno porta l’attenzione a sè può facilmente scoprire due elementi fondamentali della soddisfazione e nella pienezza: il primo elemento è la sorpresa: nessuno – infatti – decide di essere soddisfatto o pieno, ma tutti ci ritroviamo, d’improvviso, quando meno ce lo aspettiamo, soddisfatti e pieni. Non esiste un programma o un’attività che ci possa garantire ciò che desideriamo: quante volte un pomeriggio tanto atteso, con la persona che amiamo o con un amico, si è rivelato terribile o noioso? Quante altre volte, invece, attività per cui non avremmo speso un centesimo ci hanno fatto scoprire una gioia e una genuinità insperata? La felicità non è un’attività da programmare, ma è sempre un imprevisto, una spiazzante apparizione.

Ma, allora, quale elemento è decisivo nell’esperienza della libertà? Ritornando sempre a noi stessi sarà ancora più semplice renderci conto che tutte le volte che ci siamo sentiti liberi è perché ce lo siamo concessi, ce lo siamo permessi. Molto “praticamente” siamo stati disponibili, senza pregiudizi, verso il presente. E questa disponibilità, quest’ultima libertà di cuore, ci ha permesso di goderci quanto stavamo vivendo, quanto stavamo facendo, la sorprendente pienezza che ci era sopraggiunta. Io per il mio autunno voglio questo: desidero poter essere così disponibile da lasciarmi sorprendere – sotto la pioggia o dietro ad un banco – da questa libertà.

Io voglio vivere,

voglio gustare,

voglio esserci

Non voglio che la mia voglia di vita sia fermata dal voto di un prof. o da un mio compagno, non voglio che la fermi un’allerta rossa o la distanza tra me e gli altri, tra me e colui o colei che amo: voglio vivere, voglio gustare, voglio esserci. Perché alla fine uno la battaglia della vita la vince quando smette di pensare che la cosa più bella del mondo sia fare quello che si vuole e inizia ad intuire che tutto si gioca nel volere ciò che si fa. Alla fine è questa anche la nostra più grande vendetta verso il sistema che ci costringe a fare certe cose e a passare per determinati tornanti: potersi sedere al proprio posto, in pieno autunno, e sorridere pensando, fra sé e sé, “ecco Fede, adesso semplicemente… respira questa libertà”.

Buon ritorno a tutti!