di Vesselin Adriano Torrero

-In questi giorni in Senato si sta discutendo (escluse le manifestazioni scimmiesche di alcuni esponenti della Lega Nord che rivelano l’alto grado di inciviltà che regna nella nostra politica) il ddl riguardante il cosiddetto Ius Soli, cioè ” l’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori”.

COSA PREVEDE REALMENTE IL DECRETO?

Prima di esprimere le mie considerazioni personali sull’argomento vorrei riportare le novità del disegno di legge: lo Ius Sanguinis verrebbe sostituito non con uno, ma due criteri ribattezzati come Ius Soli da un lato e Ius Culturae dall’altro.

Nel primo caso il disegno di legge prevede che ogni nascituro entro i confini dello Stato ottenga in maniera immediata la cittadinanza se almeno uno dei genitori si trovi in maniera legale in Italia da almeno cinque anni. Oltre a questo requisito amministrativo ne vengono previsti altri tre di tipo fiscale, immobiliare e linguistico: il genitore non comunitario deve infatti certificare un reddito non inferiore all’assegno sociale, un alloggio con i crismi di idoneità e deve superare un test di lingua italiana.

In maniera differente, lo Ius Culturae introduce il principio secondo cui la cittadinanza italiana possa essere richiesta dai minorenni nati in Italia o qui arrivati entro il dodicesimo anno di età, che riescano a dimostrare di aver frequentato almeno cinque anni di scuola pubblica con il superamento di almeno un ciclo educativo. Per coloro che siano arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni, la cittadinanza richiede in egual misura il completamento di un ciclo scolastico e la dimora entro i confini per almeno sei anni.

Come si desume dai punti salienti del decreto, non si tratta di uno Ius Soli puro, ma addirittura di uno fra quelli più restrittivi fra i Pesi d’Europa che hanno acconsentito allo Ius Soli temperato (rispetto ad esempio a Francia, Irlanda o Gran Bretagna).

PERCHE’ SONO FAVOREVOLE ALLO IUS SOLI

Prima di esprimere la mia opinione sull’argomento, vorrei invitarvi a vedere la situazione attraverso gli occhi di chi si stabilisce nel nostro Paese, in particolare coloro che scappano da guerra e povertà . Queste persone fuggono da zone del mondo ridotte in miseria a causa dell’imperialismo occidentale (basti pensare alla tratta degli schiavi, al Colonialismo ed alle cosiddette “missioni di pace”), sfruttando le loro ricchezze per migliorare le nostre condizioni di vita; presumibilmente i migranti in questione non torneranno mai più nelle loro terre d’origine, divenendo in tal modo “ospiti” in qualunque nazione soggiornino.

Io sono favorevole a considerare miei connazionali i figli di chi emigra nel mio Paese, prima di tutto per un dovere morale e per restituire loro una dignità  che li è stata sottratta con la forza con le nostre scervellate azioni in giro per il mondo.

In secondo luogo, chi nasce nel nostro Paese presumibilmente ci studierà  anche, per cui si tratta solamente di anticipare un processo che prima o poi dovrà  avere luogo, agevolando ed alleggerendo il sistema burocratico.

In terzo luogo, come appena detto, ciò permetterà  l’eliminazione di migliaia di pratiche che intasano annualmente le questure per il rilascio dei permessi di soggiorno (a persone che vivono e studiano sul nostro territorio).In più si tratta sicuramente di costi in meno a carico della popolazione e permette una maggiore rintracciabilità dell’individuo.

Vorrei esprimermi inoltre su coloro che non sono favorevoli allo Ius Soli, in quanto ritengono che la cittadinanza debba essere concessa a chi si integra nella nostra società  accettandone le leggi; perché non hanno mai contestato il fatto che esistono molte persone nate e cresciute in altri Paesi che hanno il diritto alla cittadinanza italiana per il fatto di avere un parente (non un genitore, chiariamoci) italiano?

Un esempio concreto è la decisione di molti cittadini britannici che, in seguito alla Brexit, hanno ottenuto la cittadinanza di qualche nazione dell’Unione Europea grazie a qualche parente unicamente per ottenere il passaporto comunitario. Dove sta in questi casi il merito di essere cittadini di un Paese (oltre ad avere una nonna di un’altra nazionalità )?

Contro chi ha fatto notare che alcuni attentati terroristici avvenuti in Franca e Gran Bretagna sono stati portati a termine da cittadini francesi e britannici ma figli di immigrati, faccio notare che questi eventi criminosi sarebbero avvenuti anche se gli attentatori fossero stati in possesso di un permesso di soggiorno, per cui non ritengo che ciò possa essere considerato un effetto collaterale dello Ius Soli.

Ultima considerazione:  credo che il rilascio della cittadinanza sia un mezzo per integrare meglio nella società i figli degli immigrati, contro le considerazioni di chi ritiene debba essere concessa dopo che gli stessi si siano inseriti con successo nella nostra comunità, in quanto viviamo in un unico Paese e frequentiamo le stesse strutture per cui i contatti fra i vari individui sono indispensabili.

PICCOLA REQUISITORIA CONTRO ALCUNI “SENATORI”

Vorrei inoltre pronunciarmi sul comportamento indecoroso tenuto dagli esponenti della Lega Nord in Senato, a cui chiederei il perché si interessino tanto a questioni strettamente riguardanti l’assegnazione della cittadinanza italiana, nazione in cui non si riconoscono. Abbiamo già scordato le parole dell’ “Onorevole” Mauro Borghezio al Parlamento Europeo, cioè “Italia Italia vaffanculo!”? Il medesimo soggetto ha proposto un ulteriore utilizzo del Tricolore, “Con la bandiera italiana mi ci pulisco il culo!”, ricordate?

Penso che il problema più grave non sia quello di chiederci a chi dare la cittadinanza, piuttosto a chi toglierla.

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