Di Alberto Zali

– Da un paio di giorni, gli Italiani son tornati a parlare di ius soli e ius sanguinis. La legge che estenderebbe la cittadinanza a tutti i figli di stranieri nati in suolo italiano, approvata alla camera nel 2015, verrà a breve presa in esame dal Senato.

Dai media la notizia trapela come il raggiungimento di un traguardo: l’accoglienza trionfa sulle discriminazioni culturali e religiose, il nostro paese si apre al cosmopolitismo. Tutti urlano allo slogan: chi nasce in Italia è Italiano!

Molto apprezzabile, se non fosse che dietro questo viso rassicurante dello ius soli si cela il vero volto del demone Gerione cui andiamo incontro.

Vi faccio un esempio:
Sono una straniera incinta. So che se mio figlio nasce in suolo italiano ha diritto alla cittadinanza italiana e io ne conseguo i relativi benefici. Quindi, scelgo di venire a partorire in Italia.

Tralasciando il fatto che si avrebbe una strumentalizzazione dei bambini, sapete cos’è il diritto di ricongiungimento? Ve lo spiego io: in pratica se un mio parente prossimo ha la cittadinanza in un determinato paese è mio diritto ricongiungermi a lui e andare ad abitare nello stesso stato. Fino a che grado di parentela vale il diritto di ricongiungimento? Questo non è dato saperlo. Per quanto ne sappiamo, potremmo anche ritrovarci ad accogliere gli zii e i nonni di questi bambini, non avendo però le risorse per farlo.

Dal diverso possiamo sempre imparare, dall’uguale di rado. Tuttavia affinché culture diverse si compenetrino e fra esse possa avvenire uno scambio vi è bisogno di tempo, necessario per conoscersi e imparare ad apprezzarsi pur nella diversità. Con l’istituzione dello ius soli è come se si volesse bruciare uno step, annullando la necessità che l’integrazione abbia luogo e dando per scontato un processo che tale non è.

Se accogliere significa dare ospitalità e sussidio ad una persona in difficoltà – un profugo ad esempio, integrare significa invece dare la possibilità ad una persona di amalgamare i propri usi e costumi con quelli del paese in cui sceglie di vivere. E solo dopo che l’integrazione è avvenuta si può concedere la cittadinanza – come accade con lo ius sanguinis attualmente vigente.

Perché alcuni sono favorevoli allo ius soli? La risposta è abbastanza semplice: vogliono allargare il bacino da cui confluiscono voti e approvazioni. Pensate quanto consenso riceverebbero da tutti coloro che hanno solo apparentemente aiutato! Nondimeno il tutto è celato sotto intenzioni encomiabili e caritatevoli, che potrebbero perfino convincervi che lo ius soli sia una naturale conseguenza dei valori della nostra costituzione. Non vi hanno però detto che lo ius soli creerebbe una torre di babele di culture prive di punti di contatto che non potrebbero mai convivere in armonia.