La triste memoria delle atrocità compiute dai Nazisti non è andata perdendosi con il passare dei decenni. Il ricordo del terrore e delle sofferenze patite dai milioni di perseguitati appare chiaro e vivido anche nelle menti di chi, come noi giovani, ha avuto la fortuna di non assistervi. La descrizione fosca e spesso stereotipata di coloro che si sono resi colpevoli di tali atti deplorevoli, tuttavia, appare in contrasto con il tono realistico riscontrabile nella maggior parte delle testimonianze. Spesso la descrizione delle SS risulta piuttosto tetra e ricca di particolari “leggendari”, quali cattiveria disumana, completa assenza di sentimenti e freddezza al limite del credibile. Memori di queste descrizioni agghiaccianti, risulta quasi inconcepibile riscontrare somiglianze tra quest’ultimi e persone del nostro tempo. D’altronde, nessuno riuscirebbe ad immaginare i terroristi come demoni che portano morte per desideri perversi. Un elemento che, tuttavia, aiuta a comprendere meglio la psicologia di questi “cattivi” del passato, è, sicuramente, la galleria di 116 immagini scattate da Richard Baer nel 1944. Le fotografie ritraggono le famigerate SS colte in momenti di svago. Vedendo come anche persone che si sono macchiate di tali delitti potessero essere serene e sorridere sembra impossibile pensare che non fossero convinte che ciò che compivano fosse giusto. Tutto ciò fa sorgere spontanea una domanda: é possibile che anche ai giorni nostri sorgano organizzazioni atte a compiere crimini atroci, in buona fede? Una buona educazione può davvero fare la differenza?