di Elisa Pomata

-Recentemente si è tornati molto a parlare di giovani, di sballo, di droga ed eccessi. Le cronache ci hanno portato a Chiavari e in altre cittadine della penisola, ciascuna con storie e dolori da raccontare. Antonio Polito ne ha scritto in questi giorni sul Corriere della Sera mettendo sotto accusa le dinamiche che determinano oggi il modo di divertirsi, ma a mio parere c’è di più. Quella che è morta a Genova neanche una settimana fa era una ragazza della mia età. Stessa zona, stessa felicità, stessa voglia di vivere. O forse no, non lo saprò mai. So solo che anche lei aveva attraversato un terribile dolore qualche mese fa. No, non è l’unica, ma lei è unica. Sola o con la famiglia alle spalle, ha affrontato tutto con il proprio carattere. Ha anche un vissuto personale che in pochi sanno, ed io per prima non conosco. E allora basta giudicare. Basta con le solite campagne post tragedia “la droga fa male” e “no alla legalizzazione”.

Non è vietando l’uso di sostanze che si risolve il problema. Il vero problema di fondo, è il cuore della persona. Una persona che cerca lo “sballo” è una persona che porta dentro una debolezza. Questo non è uno stereotipo del tipo “chi è forte supera le cose senza niente e nessuno”, ma è la realtà. Un ragazzo che si trova ad affrontare situazioni particolarmente pesanti nel corso della sua vita è reso “debole”, e questo lo porta, a seconda del carattere, a variare i suoi comportamenti e a tendere a liberarsi da quel peso. Non è di certo con la droga che una persona risolve i suoi problemi, come non li risolve con l’alcool. Il fatto è che basta un “momento sbagliato e un’occasione buona”.

Sono tanti le ragazze e i ragazzi che cadono in questa “trappola” creata dal dolore e dalla solitudine. Perché anche se hai il sostegno della famiglia, in molti casi, ti senti comunque vuoto, non capito fino in fondo, giudicato e soggetto a quell’atteggiamento, sempre pronto a trasmetterti un senso di inadeguatezza, tipico degli adulti.

Bisognerebbe portare un cambiamento alle basi, facendo crescere i bambini, insegnando loro il dialogo, l’apertura mentale, la conoscenza, il senso di responsabilità e la capacità di giudizio. Bisogna conoscere, sensibilizzare, sia contro le droghe che contro la fragilità, ancora più pericolosa e letale della droga.

Bisogna aiutare gli adolescenti, tanto bistrattati da alcuni “perché la cattiva generazione”, tanto protetti da altri, ad affrontare la vita in modo più leggero di come la viviamo noi.

Bisogna sospendere i giudizi, almeno per un attimo, e capire che come potrei cadere io potresti cadere anche tu. E che se prima non imparo a nuotare, quando mi troverò da sola in mare aperto affogare sarà facilissimo.