Di Alberto Zali

– “And they say who cares if one more light goes down in a sky of a million stars”. Oggi si spegne una delle luci più brillanti del firmamento, oggi si spegne quel bagliore che dal lontano ’99 ha rischiarato le notti di milioni e milioni di ragazzi. Oggi muore suicida Chester Bennington e non ci sono parole che descrivano il dramma di un uomo che non è riuscito a colmare un vuoto che lo divorava da troppo tempo.

La voce graffiante, un vibrato unico capace di raggiungere i cuori delle persone, canzoni dal suono talvolta duro ma con una dolcezza straordinaria che solo un animo così sensibile riusciva ad esprimere: questo il ritratto di Chester Bennington, lead singer dei Linkin Park.

Chester dice che la musica lo ha salvato. Il metal diventa la sua ancora di salvezza, un motivo in più per cui lottare. Nei suoi urli riesce ad esternare tutta la rabbia e il dolore che covava in silenzio. Album dopo album, Chester cambia e con lui cambia il suo modo di cantare che si fa più dolce e malinconico. Questo 19 maggio esce “One more light”, il suo settimo album. I fans non lo riconoscono più, è come se avesse perso quella grinta che lo contraddistingueva. Nei nuovi pezzi non ci sono rabbia e rancore, il dolore è una pacata consapevolezza. Il dramma si sta consumando davanti ai nostri occhi e nessuno se ne rende conto.

Chissà dove sei in questo momento, Chester, chissà se hai trovato quella tanto anelata felicità che quaggiù ti è stata proibita. Dove sei Chester? Forse sei già polvere di stelle, chissà. L’unica cosa di cui son certo è che continuerai a vivere nel cuore di chi grazie a te – con te – ha sognato almeno una volta.

 

 – When you’re feeling empty, keep me in your memory, leave out all the rest.

Linkin Park, Chester Bennington.