Di Alberto Zali

– È nuovamente guerra fredda tra Usa e Russia. Questa volta, le due super potenze si contendono il diritto di processare Evgenij Nikulin, giovane hacker russo arrestato a Praga tre giorni fa.

L’ACCUSA:

Nikulin è stato accusato dagli Americani per violazione dei server di Linkedin e Dropbox. I Russi hanno risposto richiedendo a loro volta l’estradizione, ma l’accusa mossa da Mosca è quella di furto – il danno si limiterebbe a poche centinaia di dollari.

Ma a far tremare il mondo è il sospetto che Evgenij sia in possesso di alcune importanti informazioni sul Partito Democratico americano. La Repubblica Ceca si trova ora tra l’incudine e il martello: consegnare il giovane hacker agli Americani inasprirebbe i rapporti con i vicini Russi; viceversa, se consegnassero Evgenij ai Russi, rischierebbero di inimicarsi gli Usa.

I RISVOLTI POLITICI:

Le accuse mosse dagli Usa rischiano di minare il disgelo promesso da Donald Trump, il quale si è dimostrato più che intenzionato a collaborare con Vladimir Putin affinché non si creino nuovi conflitti.

Sorge quindi spontanea una domanda: che interessi avrebbe il governo russo a sabotare quello americano attraverso un attacco di cyber pirataggio? La domanda rimane senza risposta, così come anche un’altra domanda posta in essere da alcuni “complottisti”: è possibile che questa sia solo una mossa del Partito Democratico per insidiare l’operato del nuovo presidente degli Stati Uniti? O ancora: è possibile che questa sia opera di una qualche intelligence che non vuole questo tanto atteso disgelo?

In entrambi i casi, Evgenij risulterebbe essere solo una pedina mossa da un qualche scacchista di cui noi non conosciamo il volto.

Ovviamente siamo di fronte solo a due ipotesi. Che siano fondate o meno importa relativamente: in un’epoca in cui le grandi guerre si combattono attraverso interventi economici e politici studiati a tavolino, cose come queste – con ogni probabilità –  sono all’ordine del giorno. Ciò che realmente importa è che questa situazione trovi una svolta al più presto, sperando che le azioni dell’hacker non incrinino i rapporti fra le due super potenze.

Ma forse, come asseriscono i Russi, Nikulin si è “solo” limitato al furto di poche centinaia di dollari e tutto ciò è solo un grande fraintendimento.

 

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