di Alice Bafico

– Nel bene e nel male, Sharing è stato sulla bocca di tutti in questi ultimi due anni: dapprima per la novità che portava, in seguito per il grande successo che meritatamente ha guadagnato nella prima edizione. Chissà quante volte ci siamo domandati – leggendo un articolo o passando per le clarisse di venerdì pomeriggio, il giorno della riunione settimanale – “ma perché fare Sharing?” Beh, eccovi svelati i 10 – e più –  motivi per cui vale la pena parteciparvi!

  1. Sharing è il progetto che offre più ore di alternanza scuola-lavoro di tutti, con ben 40 ore che, fidatevi, vengono svolte pienamente.
  2. Il corso teorico che si svolge durante la prima fase del progetto – considerato da molti come la parte più noiosa – arricchisce molto non solo le nostre conoscenze, ma anche le nostre capacità nello scrivere: i vostri voti d’italiano subiranno un’impennata notevole.
  3. Se pensate che le lezioni di Sharing siano come quelle che si svolgono in classe, vi sbagliate: è vero, c’è sempre il prof che parla e spiega, ma gli argomenti trattati – di giornalismo e marketing – sono interessantissimi e utili anche da applicare fuori dal blog!
  4. Per chi ha, in qualche anticamera del cervello, il sogno di diventare giornalista, Sharing vi aiuterà a capire se sia veramente il lavoro adatto a te, “costringendoti” a cimentarti nel ruolo di vero reporter e sottoponendoti a momenti di lavoro sotto stress. Se ne esci sano e salvo, sarà sicuramente il lavoro per te!
  5. Il lavoro è diviso in redazioni e qui si è obbligati a lavorare tutti insieme: lo spirito di squadra, anche per le persone più individualiste, si sviluppa in ognuno di noi permettendo così, con il passare del tempo, di lavorare sempre meglio.
  6. Nonostante durante la gara ci sia competizione tra i partecipanti é proprio grazie ai vari smistamenti nelle redazioni che si instaurano amicizie e legami.
  7. Sharing è un blog dove non vengono pubblicati solo articoli classici, ma si realizzano anche interviste, inchieste, video e live. Tutti, anche i più timidi, saranno lanciati in queste piccole esperienze costruttive, che aiutano a superare parecchi ostacoli e rendono più disinibiti nell’approccio con il pubblico.
  8. A proposito d’interviste, Sharing ci ha dato – e speriamo continui a darci – l’opportunità d’incontrare diversi personaggi famosi, come il regista Giorgio Diritti ed il famoso cuoco italiano Alessandro Borghese.
  9. Il ruolo di giornalista richiede anche un rapporto con la realtà, con l’attualità, che noi adolescenti non siamo abituati ad avere. Ciò è un aspetto estremamente positivo che, vi assicuriamo, porta a una volontà spontanea di informarsi quotidianamente anche quando non dobbiamo scrivere un articolo.
  10. Per partecipare a Sharing ci vogliono senz’altro passione ed impegno, due qualità indispensabili per svolgere al meglio il progetto: verso la fine della gara, che combacia con il periodo critico della fine della scuola, si sentirà ancora di più la pressione. Ma una volta arrivati in fondo, senza curarsi della posizione finale, sapere di averci messo tutto l’impegno possibile e di avercela fatta tutti insieme sarà la vittoria più grande.

Ma, alla fine, per chi è adatto sharing?

Non c’è una risposta. Sharing insegna qualcosa a tutti quelli che ci provano: ai più svogliati, interessati solo alle ore di alternanza; ai ragazzi che hanno veramente troppe cose da fare, fra scuola e sport, e che la “selezione naturale” ha costretto a ritirarsi dopo un paio di mesi; ai più determinati, quelli che rimangono svegli fino a tardi per assicurarsi che l’articolo venga proprio come si voleva e che sono arrivati fino alla fine.

Sharing è un blog formato dai giovani per i giovani: il nostro obiettivo più grande è di affermarci come fonte di notizie fra i ragazzi della nostra età. Ecco perché ci sentiamo in dovere di promuovere Sharing a tutti coloro che condividono i nostri stessi sogni, perché come fa parte di noi adesso, da artefici, in qualche modo è parte anche di voi, che da lettori potreste diventare autori.

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